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Qui di seguito alcuni interessanti suggerimenti sulla redazione dell'art. 3 del regolamento trasmessimi dal Prof. Tommaso Russo.

Trieste, 13 gennaio 2008 11:48 UTC

Ecco la mia proposta, che giustifico in un documento tecnico inviato a parte a Guido Scorza. L' ultimo periodo (da mantenere nel decreto!) dovrebbe chiarire che, nei casi più usuali, i criteri sono di semplicissima verifica per chiunque voglia pubblicare sul Web. Per i casi meno comuni (immagini scientifiche e simili) l' utente esperto può ampliare i limiti indicati fino a quelli previsti dalle percentuali:

Art. 3

Qualunque sia il formato di pubblicazione, ai fini del comma 1 bis dell’art. 70, legge 21 aprile 1941, n. 633, si considerano immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate le riproduzioni digitali con contenuto informativo in bit non superiore al 10%:

delle opere dell' ingegno originali digitali, se poste in commercio;

o delle loro migliori riproduzioni digitali poste in commercio;

o della miglior riproduzione digitale tecnicamente possibile degli originali, se questi sono disponibili solo in versione non digitale.

Le riproduzioni digitali in cui la suddetta percentuale è non superiore all' 1% vengono considerate "riassunto" dell' originale e ricadono sotto la disciplina del comma 1 dell’art. 70, legge 21 aprile 1941, n. 633.

Ai fini del calcolo delle predette percentuali:

il contenuto informativo in bit di un file memorizzato su disco viene calcolato moltiplicando per 8 (otto) la sua dimensione in Byte, senza tener conto delle eventuali ridondanze presenti che ne renderebbero possibile un' ulteriore compressione senza perdite;

il contenuto informativo di un secondo di musica pubblicata su standard CD audio viene calcolato pari a 1,41 Mbit/secondo, senza tener conto delle eventuali ridondanze presenti che ne renderebbero possibile una compressione senza perdite;

il contenuto informativo di un' immagine fotografica originale, se non ne è altrimenti noto un valore superiore, si presume sempre comunque superiore a quello ottenibile da una camera 35 mm per uso professionale e amatoriale con pellicola di sensibilità media, che si stima a 400 Mbit, ossia a 50 MByte;

il contenuto informativo di un secondo di filmato pubblicato su standard DVD video con traccia stereofonica viene calcolato pari a 4 Mbit/secondo.

Per quanto sopra, rimangono sicuramente entro la percentuale del 10%:

- gli stream musicali con bitrate inferiore a 141 Kbit/secondo,

- i file musicali con medesimo bitrate, ossia con occupazione su disco inferiore a 1 Mbyte per minuto, e

- le immagini digitali di esperimenti scientifici o di opere dell' arte figurativa, dell' architettura e assimilabili, con occupazione su disco inferiore a 5 MByte;

- gli stream video con bitrate inferiore 400 Kbit/secondo;

- i file video con medesimo bitrate, ossia con occupazione su disco inferiore a 3 Mbyte per minuto.

--- fine testo ---

Tommaso Russo

Inserisco alcune considerazioni relativamente all'art 3 comma 1 della proposta di Decreto Ministeriale: "Per le opere delle arti figurative di cui al comma 1, art. 1 del presente Decreto: qualsiasi riproduzione non eccedente i 72 punti per pollice (dpi)."

Utilizzare il dpi come parametro per definire la qualità di un'immagine digitale presenta delle ambiguità e, in certi casi, non impone un limite alla qualità delle immagini distribuite in rete. 

Innanzitutto, occorrerebbe definire a cosa si riferisce il dpi. In assenza di una tale defnizione, prendiamo in considerazione le 3 eventualità possibili:

(1) Il dpi è riferito al supporto finale di visualizzazione (stampa, display, ...). Questa sembrerebbe l'interpretazione più intuitiva, tuttavia non porrebbe alcun limite alla risoluzione in pixel dell'immagine che viene distribuita in rete. 

Il dpi, così inteso, è infatti strettamente dipendente dalla dimensione del supporto di visualizzazione, le quali non sono note nel momento in cui l'immagine è codificata in formato digitale. Il dpi può essere determinato solo nel momento in cui l'immagine viene visualizzata o stampata.

Pertanto in questo caso, fissare un limite alla risoluzione di immagini digitali in termini di dpi non avrebbe molto senso.

(2) Il dpi è riferito all'originale, ossia al numero di bit acquisiti in fase di digitalizzazione di un'opera non nativa digitale, come un disegno, una pittura, un documento, ecc..

Questo potrebbe avere senso. Tuttavia, se così fosse, qualsiasi opera nativa digitale come fotografie o immagini generate al computer, ...) non rientrerebbe in tale accezione.

(3) Il dpi è riferito alla sola codifica digitale. La codifica digitale riporta il dpi all'interno di un'apposito metadata, tuttavia la qualità dell'immagine prescinde totalmente da tale informazione. Il dpi codificato nell'immagine è totalmente irrilevante, al punto che può essere tranquillamente alterato senza che la qualità dell'immagine digitale ne risenta.


Sulla base delle suddette considerazioni, sarebbe più corretto fissare un limite di risoluzione in termine di numero di pixel, ad esempio specificando un limite per il numero complessivo di pixel dell'immagine che sarà distribuita in rete, oppure specificando una dimensione max in pixel del quadrato entro cui l'immagine deve essere contenuta.

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento a tale proposito

156.148.72.86 12:33, November 29, 2013 (UTC)

Maurizio Agelli

agelli@crs4.it

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